RECENSIONI
 
MARZO 1997 PERSONALE – TORRE MATILDE – VIAREGGIO
 
Nell'era della comunicazione globale, dove satelliti parabole e decodificatori convogliano nel piccolo schermo di una televisione, sempre piu' invadente e accaparratrice dello spazio e del tempo domestico, immagini provenienti da ogni parte, mentre l'ossessione dello squillo di un telefonino e' una realta' alla quale tutti sembrano essersi arresi come unico antidoto alla solitudine e i rapporti umani sono sostituiti dai contatti impersonali che corrono sulle autostrade virtuali della rete telematica, l'uomo che vive un'esistenza frenetica nei grandi formicai delle metropoli si scopre sempre piu' solo, prigioniero della gabbia dorata dove egli stesso si e' autorecluso.
La civilta' dei mass media ha creato emarginazione ed alienazione, insicurezza e paure.
Bruno Larini rompe il cerchio di isolamento che sembra caratterizzare la condizione esistenziale dell'uomo moderno, rifiuta il linguaggio stereotipato e banale che contraddistingue i giovani d'oggi, ed affida ad un suo personale codice espressivo la sua ansia di comunicazione, la voglia irrefrenabile di farsi conoscere che la sola parola sembra non riuscire ad esprimere compiutamente.
Nelle opere che egli realizza condensa il suo mondo interiore, la sua poetica giovanile, aspra, a volte disincantata e gia' velata da un'innaturale vena di nostalgia, la sua voglia di esistere e di rivendicare un proprio spazio vitale, sogni e aspirazioni, ma anche incubi e paure. Tutto reso facendo ricorso ad una tecnica personale, fondendo colore ed oggetti che egli recupera dalla quotidianita', senza fini di riciclaggio, ma piuttosto di utilizzazione di forme famigliari che poi inventa con un personale intervento pittorico.
Il risultato sono una serie di opere caratterizzate da un magma cromatico dove gialli e rossi, dai toni accesi si accostano in un apparente caos, creando un piano artificiale sul quale Larini a volte immerge, a volte sospende, costruzioni tridimensionali simbolicamente allusive ed inquietanti.
Larini compone ogni lavoro con cura quasi maniacale. L'impasto cromatico, variamente modulato, la selezione delle varie parti da assemblare, oppure l'individuazione di uno specifico materiale, la scelta del colore che trasformera' dei volumi inerti in forme vive, nulla e' lasciato al caso all'immediatezza. A volte, sembra anche che il risultato sia il frutto di un progetto che si e' venuto a creare autonomamente, che egli stesso inconsciamente ha subito, qualcosa che ha vita propria e che e', ad egli stesso, palesemente antagonista, come nel caso del Quella parte di opera che si ribella.
Quello che comunque accomuna ogni opera e' un sentimento di commossa partecipazione alle umane vicende, come nel Solo umili ricordi, che testimonia il dramma di Sarajevo, quasi con il sentimento di chi ha sofferto sulla propria pelle la violenza della guerra.
La vita e la morte si confrontano e si scontrano nelle opere di Bruno Larini, ma e' la vita che vince, cosi nei suoi lavori ogni oggetto ha valore emblematico fondamentalmente positivo e affondare lo sguardo nel crogiolo incandescente di colore delle sue opere e' una sensazione disorientante quasi come affrontare l'infinita e silenziosa vastita' di un cielo stellato o di un tramonto sul mare.

PAOLO FORNACIARI




MARZO 1998 PERSONALE - JAVIS CONVENTION CENTER MANHATTAN - NEW YORK
 
Bruno Larini makes sculptures that are repressed in a coloured grid, monoplaned photos, paintings with a compact blackground but generously decorated. The object and the spiritual side of the matter.
It's quite difficult to place Bruno Larini as a traditional and specific painter, a sculptor, a photographer et similia.
I'd say rather that his compositions collect the suggestions of the ready made, but thinking to them as a three dimensional collage, coloured things made in hard stuff, and in big drops as a spider-web. We can see, in the lovely fetish in The throb of lyrical sinergies and in Only humble memories, a dear memory, day-dreamed but after all very important only because it's deeply personal. It is to say it isn't important the object itself but what he can tell us about our past time, only that is very important, the remainder is vanity.
Here we are, perhaps, to the most interesting standard in Larini's so corporealand sculptural painting: a mental and spiritual transposition involving everything.
Now we can go into details. Let's find confirmation in these works, in their technical essence.
Let's us find shapes never seen. There is a human figure in Only humble memories that holds up a long playing record emitting a long yellow ray of light (as if is a pictorial extension of the golden record). A printed page of Sara dream embellishes a composition with roses and miniature soldiers. A poster, a Giorgio Armani's model advertising the usual perfume, points out the sensation of crushing on the painting surface so, I think, if we want to show something uniting Larini's wide production, we must apply necessarily to this continuous meeting among the three dimensions but immediately opposed by grids and principally by chromatic indulgence that make the eyes to look at the total work rather than the sight of each part. So we can see a rich painting full of subject, but above all dedicated to return a remote and insuperable horizon principally abstract: our memory.

ENZO DE CARLO




RIVISTA D'ARTE - QUADRI & SCULTURE - GIUGNO - LUGLIO - 1997
 
E' piuttosto difficile connotare Bruno Larini nelle vesti tradizionali e specifiche del pittore, dello scultore, del fotografo et similia. Direi piuttosto che le sue composizioni raccolgono i suggerimenti del ready made, pensandolo tuttavia come un collage a tre dimensioni, di oggetti ricoperti di colore a pasta pura, a grandi gocce come una ragnatela. Per esempio La Vanita' delle cose e' un tema classico che unisce un certo diletto decorativo ad una non minore volonta' critica producendo nella riflessione di uno specchio il mondo a rovescio. Ma quale mondo? Cose dappoco, pennelli da barba, carte ed altri oggetti quotidiani. In essi tuttavia rimane anche un desiderio piu' profondo, quello di rappresentare le piccole ossessioni del nostro tempo. Come non vedere nell'amabile feticcio del disco documentato in Senza Titolo ed in Solo umili ricordi una memoria cara, trasognata ma in fondo importante solo perche' intimamente personale. Sta a dire che non l'oggetto in se' ma quanto dice a noi di anni passati ha una qualche importanza. Il resto e' appunto vanita'. Qui giungiamo, forse al livello piu' interessante nella pittura cosi materica, addirittura scultorea di Larini: una trasposizione sul piano della mente e dello spirito che coinvolge ogni cosa.
Non stupisce dunque All'interno di un sogno artificiale, un lavoro fotografico il cui aspetto piu' interessante e' senza dubbio la luce resa in forma di velatura come presenza persistente e insuperabile. Non c'e' piu' materia, non ci sono veri fili, vere lampade, veri muri. Appare invece un sortilegio di colori, una mistura di profondita', un improbabile caleidoscopio della realta'. Ma scendiamo piu' sul particolare. Cerchiamo conferme nel tessuto delle opere, nella loro essenza tecnica. Cerchiamo ancora forme non prima segnalate. In Solo umili ricordi compare ad esempio una figura umana che sostiene o aspira ad un 33 giri dal quale si diparte una grande fascia di luce prima gialla (come un'estensione pittorica del disco dorato). Una pagina stampata Sara Dream infioretta una composizione gia' sostenuta da rose e soldati a miniatura. Un poster, un modello di Giorgio Armani a pubblicizzare il solito profumo rimarca il senso di schiacciamento sulla superficie pittorica. Anche in Senza Titolo un grande assemblato, capace di pertugi infiniti, tra filo e filo, scatola e scatola, e' ridotto da quella ragnatela di colori (confermata da una grande tessitura) ad una irriducibile bidimensionalita'. Lo stesso procedimento domina la fotografia del sogno artificiale. Mi pare dunque, a voler indicare un carattere che accomuni l'ampia produzione di Larini, si debba ricorrere forzatamente a questo scontro continuo fra le tre dimensioni cercate ma subito contrastate da reticoli e soprattutto da un'indulgenza cromatica che spinge l'occhio a percorrere nel suo intero piuttosto che alla visione delle parti separate, in giochi di campi successivi. Appare cosi una generosa pittura, capace di molta materia ma soprattutto votata a restituire il piano di un orizzonte lontano e insuperabile, segnatamente immateriale: la memoria.

ENZO DE CARLO




DICEMBRE 1997 PERSONALE - GALLERIA ALBA - FERRARA
 
Le opere di Larini sono cariche di forti accenti simbolici.
Vi e' alla base una notevole carica evocativa ed emotiva, che senza dubbio da' vitale impulso alla sua estrosita'.
La ricerca appare molto coerente, sia nei lavori fotografici, che nel denso informale materico.
E' un artista dotato di straordinaria personalita'.

GINO TRABINI




AGOSTO 2001 PERSONALE - I NOSTRI DISSIMILI - FABRIZIO BORGHINI DI TOSCANA TV INTERVISTA IL CRITICO TOMMASO PALOSCIA

SINTESI

 
Fabrizio Borghini - Larini e' nato a Viareggio, ma e' un artista che ha rinnegato le tradizioni classiche della sua terra. Cosa ne pensa?

Tommaso Paloscia - Ha rinnegato le tradizioni classiche fino ad un certo punto. Larini prende con il suo linguaggio rude, violento, espressionistico in esame la natura, la societa' che lo circonda e va a pescare il folle, scevera il corpo umano e va a vedere come e' fatto dentro.
In questa caratteristica e' molto vicino al suo conterraneo Lorenzo Viani.
Larini e' un artista capace di esprimersi con un linguaggio tutto suo e questo e' importantissimo, non copia nessuno.

Fabrizio Borghini - Come valuta la sua straordinaria ricerca su i materiali inediti che utilizza per le sue opere?

Tommaso Paloscia - Questo e' il bernoccolo di tutti gli artisti che hanno molta pratica con la tecnica come Larini. Io non credo che sia importante la preziosita' del materiale, ma conta quello che si rappresenta, che si crea. Larini ha grande creativita' di rappresentare il nuovo, ma no il nuovo per il nuovo, ma il nuovo deve essere ed e' la sua personalita' alla realta' che lo circonda.




AGOSTO 2001 PERSONALE - I NOSTRI DISSIMILI - ASS. CULTURALE C'ARTE DI IDENTITA' - PIETRASANTA
 
L'inquietudine e' la prima sensazione che si prova nell'osservare le opere di Bruno Larini. L'inquietudine di chi, uscito dalla macchina del tempo, si ritrova in un futuro remoto e incontra entita' umane mutate.
I corpi di queste creature hanno l'epidermide dipinta da popolazioni di cellule cromatiche o tatuata da infiniti grafemi e segni taglienti.
L'artista, con una vertiginosa proiezione temporale in avanti tenta di plasmare, rimodellare il corpo umano in una nuova forma bio-tecnologica. Alcune singolarita' mostrano innesti, fratture, combustioni drammatiche, altre metamorfosano verso dilatazioni di organi per meglio captare percezioni, trasmettere pensieri.
Il ricorso a materiali quali resine, siliconi, poliesteri, metacrilati, nonche' a frammenti di tecnologie e oggetti decontestualizzati dalla loro funzione, porta l'artista a risultati di forte impatto espressivo ed effetti visivi lussureggianti nel colore e seducenti nelle forme polite e curatissime.
Saremmo tentati di ascrivere Larini tra i tanti nipoti di William Gibson se non fosse per la forza inventiva dell'artista che, superando la semplice descrizione o il superficiale gioco formale, provoca in chi guarda, una tempesta di riflessioni e domande.
Capiamo allora che il senso di inquietudine e' dovuto alla capacita' di Larini di farci intuire un futuro lontano nel quale saranno sconvolti i principi etici, estetici e filosofici con i quali oggi pensiamo.
Con l'azzardo e l'irrequietezza del giovane, Bruno Larini sembra incamminato sul difficile sentiero dell'elaborazione di possibilita' umane per espandere sempre piu' l'intelligenza della nostra specie e forse, permettere un contatto con il punto di arrivo di tutte le destinazioni.

ANTONINO BOVE